[Set 20] Stile, eleganza, bellezza dei giorni nostri

[Set 20] Stile, eleganza, bellezza dei giorni nostri

I canoni di bellezza, gli stili variano nel tempo. Essi sono stati, sono e saranno concepiti in modo diverso a seconda delle epoche storiche. Ogni epoca, infatti, ha espresso una visione propria della bellezza, dello stile, dell’eleganza. Questo emerge, con particolare riferimento agli oggetti e alla persona, non solo a livello diacronico dallo sviluppo delle forme storico-artistiche ma anche in termini sincronici all’interno di una stessa epoca in relazione a contesti geografici e culturali diversi.

La fotografia, come l’arte pittorica o scultorea, diventa lo strumento con il quale è possibile fissare nel tempo tutti quegli elementi che da sempre l’essere umano riconosce come sinonimi di stile, eleganza e bellezza, della sua epoca.

Si pensi alla riflessione filosofica intorno all’idea del bello (lo stile, l’eleganza ne sono sinonimi) che intorno alla metà del XIX secolo tematizza il rapporto che unisce la bellezza, pensata nella sua stretta connessione con la nozione di arte, e la sfera della vita, considerata nella sua contingenza e temporalità.

In questo senso acquista un’importanza decisiva rimuovere il modo di vedere la bellezza come un ideale di assoluta perfezione garantita dall’equilibrio armonico della forma e dal suo ordine razionale. Nietzsche afferma, nella Nascita della tragedia (1872), che la bellezza è sempre e solo una “bella apparenza”. Così per Nietzsche la bellezza non può darsi indipendentemente da un fondo oscuro e indeterminato che essa rivela. È quello che viene tematizzato attraverso il rapporto originario che lega Apollo, appunto il dio della bellezza, e Dioniso, che invece rappresenta il pathos, ossia la vita.


La mostra è visitabile negli orari di apertura della Villa previa prenotazione della visita ed è compresa nel biglietto d’ingresso alla Villa.

PRODUCERS

   

IDEATION AND PRODUCTION

Gianneugenio Bortolazzi

Federico Bortolazzi

PATRONAGE

ART DIRECTION

Angelo Lanza

ART CONSULTANT

Jamila Yasmin Attou

ECONOMIC SUPPORT

   

PRODUCTION SEGRETARY

Alice Bellotto

[Lug 20] Raffaello il genio e l’uomo

[Lug 20] Raffaello il genio e l’uomo

Gianneugenio Bortolazzi, in occasione della ricorrenza del 500° anniversario della morte di Raffaello, presenta un sintetico ciclo di opere dal titolo “Raffaello – Il Genio e l’uomo”.

L’arte aggalla dal passato con Gianneugenio Bortolazzi che, con una serie di opere in tecnica mista e collage su cartone alveolare e fotografia digitale, si ispira e riproduce, in chiave attuale, la pittura del genio di Urbino.

L’amore per le donne è ben rappresentato nelle sue varie forme: in “Madonna Maga Ciarla” e “Madre” coglie l’amore del figlio, ricambiato dall’amore delle madri per i loro figli in “Madonna Donna Madre”. L’immagine sotto un velo azzurro è tagliata in due e sfalsata, segno del dolore che accompagnò la madre di Cristo e di molte donne in tutti i tempi.

In “Fornarina”, un corpo femminile di grande seduzione, racconta l’intenso amore per la sua amata, Margherita Luti.

Quasi astratto e con colori vivacissimi “Per durare perpetuamente” con le chiavi di San Pietro e uno scritto riferito ad una lettera di Raffaello a Leone X rappresenta l’amore di Raffaello per la bellezza della città eterna, Roma.

L’artista, in questo sintetico ciclo dedicato a Raffaello, infine, con: “La natura temette di morire con lui“ esprime un atto di accusa alla cultura moderna. Una figura femminile, che rappresenta la natura, sfiora un corpo non ben definito e sfumato che si immerge in un sonno eterno, portando con sé la bellezza della vita.

Bortolazzi è valido anche nella scultura. In mostra un’opera in carta, stucco e foglia oro “Al di là della vita e della morte” con un libro che si sfoglia rivelando particolari dei lavori del Grande.

L’autore ha compreso esattamente le incertezze del mondo attuale e, con la sua arte, ripropone quella bellezza che può salvare gli uomini.

 


La mostra è visitabile negli orari di apertura della Villa previa prenotazione della visita ed è compresa nel biglietto d’ingresso alla Villa.

PRODUZIONE

   

IDEAZIONE E CURA DELLA MOSTRA

Gianneugenio Bortolazzi

UFFICIO STAMPA

COORDINAMENTO ORGANIZZATIVO E RELAZIONI ESTERNE

Alice Bellotto

SPONSOR

   

PATROCINIO

[Lug 20] Il circo nelle copertine illustrate del Novecento

[Lug 20] Il circo nelle copertine illustrate del Novecento

Il circo rappresenta ancora un aspetto poco approfondito della cultura contemporanea, nonostante, a partire dal XIX secolo, ne abbia segnato profondamente la storia dell’intrattenimento, influenzando mode, tendenze, dinamiche sociali, gusti estetici ed artistici, dei quali le bellissime copertine realizzate nei supplementi illustrati dei principali periodici del ‘900 si sono fatte testimoni.

Per l’occasione sono state selezionate dall’archivio CEDAC 70 copertine principalmente della prima metà del XX secolo.

Si tratta di illustrazioni che fissano eventi reali, molto spesso paradossali, ma per questo eccezionali, riguardanti il circo in Italia e all’estero, ad opera di illustratori quali Aldo Molinari, Alfredo Ortelli e Mario D’antona per l’Illustrazione del Popolo, quest’ultimo lo ritroveremo anche sull’Illustrazione d’Italia. Achille Beltrame, Walter Molino, A. Torchio, Rino Ferrari su La Domenica del Corriere, Aldo Molinari, Vittorio Pisani, Giovanni di Stefano sulle pagine de La Tribuna illustrata e il Mattino illustrato con Ugo Matania, e G. D’Avai. A questo si uniscono una serie di copertine francesi tratte da Le petit Journal.

L’esposizione lascia al visitatore assoluta libertà nella visita poiché presenta nuclei tematici già definiti, come ad esempio i classici drammi dei serragli, le fughe rocambolesche di elefanti e dromedari dai circhi per le strade della città, in sale da ballo, esercizi sensazionali, originali matrimoni, visite di personaggi celebri al circo, il lancio dell’uomo proiettile, spettacoli di beneficenza per infermi, i fenomeni da baraccone e tante altre curiosità.

 


La mostra è visitabile negli orari di apertura della Villa previa prenotazione della visita ed è compresa nel biglietto d’ingresso alla Villa.

PRODUZIONE

       

IDEAZIONE E CURA DELLA MOSTRA

Pianesi Arianna

Jamila Yasmin Attou

UFFICIO STAMPA

COORDINAMENTO ORGANIZZATIVO E RELAZIONI ESTERNE

Alice Bellotto

SPONSOR

PATROCINIO

[Set 19] Premio Internazionale di Fotografia “Agnese Meotti” | FORME DINAMICHE DELLA LUCE

[Set 19] Premio Internazionale di Fotografia “Agnese Meotti” | FORME DINAMICHE DELLA LUCE

Un oggetto, sufficientemente caratterizzato esteriormente che sembra in movimento grazie alla luce. La luce, una radiazione elettromagnetica percepibile dall’occhio umano e trasformata dal cervello in una sensazione visiva. Qui la scienza può incontrare l’arte o viceversa.

A quante persone è capitato di rimanere letteralmente “storditi”, davanti a uno dei capolavori realizzati da grandi maestri del passato come ad esempio Caravaggio? Ma anche da opere d’arte di artisti contemporanei come Balla o Flavin.

La rappresentazione della luce in una forma dinamica richiede una ricerca di soluzioni espressive sempre diverse, sia in ambito visivo sia in ambito cognitivo, che mettono ininterrottamente in discussione il ruolo interpretativo dell’uomo nei confronti di ciò che lo circonda e si muove attorno a lui, sia esso un oggetto, un paesaggio, una struttura o gli uomini stessi.

Molte delle emozioni o impressioni che riceviamo mentre ammiriamo un’opera d’arte ci vengono trasmesse anche grazie alla forza e all’espressività della luce, un elemento davvero importante per tutti gli artisti del passato e del presente. La luce è fondamentale per la realizzazione di un’opera d’arte.

Gli esseri umani sono una specie altamente dipendente dal senso della visione, ed usano gli occhi costantemente per valutare il mondo circostante. Con occhi rivolti in avanti come gli altri primati, usiamo la visione per percepire quei molti aspetti dell’ambiente che sono lontani dal nostro corpo.

La luce, una forma di energia elettromagnetica che entra nei nostri occhi e dà l’avvio a processi attraverso i quali vengono generati impulsi neurali che attivano quelle parti del cervello dedicate alla visione, regalandoci emozioni e stupore.

Così la luce diventa opere d’arte grazie alla fotografia di Massimo Alfano, vincitore della quarta edizione del Premio Internazionale di Fotografia “Agnese Meotti” e Mauro Cappelletti.

ORARI DI APERTURA

Domenica
dalle 14:00 alle 19:30

[Ago 19] Leonardo Brogioni – Andrea Borgatta | IL VIAGGIO

[Ago 19] Leonardo Brogioni – Andrea Borgatta | IL VIAGGIO

Leonardo Brogioni – METRO MOEBIUS

Un viaggio narrativo transmediale che nasce all’interno dei vagoni della metropolitana, dove il personaggio, nell’osservare la quotidianità, si perde nel metrò. Scatti fotografici che fermano i pensieri e le storie che abitano i vagoni, l’inedito di una di una realtà nota. Un viaggio in assenza di luce naturale, la mancanza di un paesaggio oltre il finestrino, la serialità delle fermate, la condivisione spazio-temporale tra sconosciuti, fanno della metropolitana un mezzo di trasporto che per sua natura invita all’introspezione.  Il tempo che quotidianamente viene trascorso dalle persone all’interno di questo mezzo può essere vissuto come un periodo prezioso di transizione tra diverse dimensioni. La mente corre, va alla famiglia, al lavoro, alla salute, trova un momento di svago con un giochino sullo smartphone o con una breve lettura, si concentra sulla vita, sogna, comunica. Tutti vicini, circondati da silenziosi sconosciuti sullo stesso vagone, forse con qualcosa in comune tra loro che non sapranno mai.

 

Andrea Borgatta – HIMANDHOO

Un viaggio che ti fa riflettere, che ti fa guardare l’immagine che hai dentro il tuo immaginario da un’altra prospettiva. Chi non conosce le Maldive? Tutti conosciamo qualcuno che c’è stato. Il racconto sempre lo stesso: spiagge bianche, acque trasparenti e vita in costume da bagno, un paradiso. E invece questo viaggio, scopre l’altra faccia di questa Nazione composta da più di mille isole coralline di cui solo poche centinaia abitate.  Una Nazione musulmana, dal più alto tasso di foreign fighters tra le nazioni non arabe. Un viaggio che attraverso le immagini racconta che ai cittadini normali non arriva nemmeno un centesimo degli oltre tre miliardi di dollari che derivano dal turismo e che rimangono nelle mani di pochi faccendieri. Scatti che si fermano sulla cruda realtà degli abitanti di Malè, un terzo dell’intera popolazione di questa Nazione, che vive in condizioni di vita impossibile. La capitale è una piccola sovrappopolata isola di povertà, di eroina, di violenza di strada. Un viaggio che ti fa arrivare in luoghi come Himandhoo, l’isola più islamizzata delle Maldive che ti disorienta se non sei psicologicamente preparato … selvaggia, essenziale … donne in niquab che ti guardano in tralice o rifiutano il tuo sguardo … ragazzi che giocano per le strade di sabbia battuta e bambine di 8 – 9 anni che già indossano il niqab. Lungo le vie solo uomini anziani seduti, i giovani sono lontani, a pesca o nei resort.  Il Muezzin che chiama alla moschea segna il passare del tempo, il viaggio termina e tutto è così semplice e selvaggio, disorientante e affascinante, umile ma nobile.

[Giu 19] Giancarlo Beltrame – Gabriele Rodriquez | MOBIOGRAFIE DIGITALI

[Giu 19] Giancarlo Beltrame – Gabriele Rodriquez | MOBIOGRAFIE DIGITALI

I due autori, Giancarlo Beltrame e Gabriele Rodriquez, partono da un assunto semplice come l’uovo di Colombo: si può fare arte con tutto. Pure con uno strumento qual è un telefonino, che sta nelle mani di tutti e che tutti usano quotidianamente nei modi più svariati. Compreso, dal 2009, fotografare.

In questo decennio lo sviluppo tecnologico, attraverso quelle che sono chiamate app, ha poi permesso e permette a chiunque lo volesse di elaborare ogni immagine secondo caratteristiche predeterminate da precisi algoritmi. Chi si ferma a questo livello, che lo faccia al momento dello scatto oppure successivamente, consegna il risultato finale alle “mani invisibili” dei calcoli matematici della macchina, una specie di “inconscio tecnologico” (per riprendere la fortunata definizione coniata da Franco Vaccari fin dagli anni Sessanta).

Ma c’è anche chi ha deciso di andare oltre e di esplorare le infinite possibilità che lo strumento consente nella rielaborazione e nella manipolazione delle immagini. Le proprie e quelle che si possono pescare nello streaming continuo in cui, grazie al web, siamo immersi. E’ la Mobile Art. L’arte creata con lo smartphone o con il tablet. E “mobiografia”, parola macedonia che unisce i due termini “mobile” (inteso come telefono portatile) e “fotografia”, è l’immagine artistica che si ottiene.

Non più fotografia, non più grafica, nemmeno nella versione computerizzata, ma qualcosa di nuovo, che si può ottenere solamente con quegli specifici strumenti teconologici, così come una volta servivano tele, pigmenti e pennelli per dipingere o certe combinazioni di malta e colori per affrescare.

Quelli di Rodriquez e Beltrame sono in gran parte collage digitali. La tecnica del collage è stata usata dall’inizio del Novecento da molte delle avanguardie che si sono succedute nel secolo breve, dal Futurismo al Dadaismo, dal Surrealismo alla Pop Art, dal Décollage alla Neoavanguardia legata al Gruppo ’63. La nuova frontiera è appunto la sua versione digitale, che si basa sull’utilizzo pienamente consapevole della intertestualità.

Se è vero che ormai tutte le storie sono già state scritte e che l’autore contemporaneo consciamente o inconsciamente ne replica parti, richiami o citazioni tra le righe e gli interstizi dei propri testi, è altrettanto vero che tutte le immagini sono già state dipinte, disegnate o scolpite. All’artista, allora, non resta che confrontarsi con esse – grazie al flusso continuo che Internet consente -, assimilarle, interiorizzarle e farle dialogare con i propri sogni e le proprie ossessioni, sino a riproporle come propria espressione.

Seguendo percorsi diversi ed autonomi, Beltrame e Rodriquez sono giunti a incontrarsi, scoprendo una profonda affinità non solo nella tecnica usata, ma anche nelle tematiche. Di qui il dialogo che fa tappa qui con questa mostra, giustamente e quasi fatalmente inserita in una cornice architettonica e artistica in cui l’arte e la cultura del passato sono state imprescindibili punti di riferimento per chi l’ha realizzata.