Benedetto Del Bene

Benedetto nasce il 29 marzo 1749 a Verona. Il padre Girolamo, uomo di lettere, lo educa alla lettura dei classici latini di cui diviene attento e appassionato traduttore. Compie i suoi primi studi dai Gesuiti e nel 1771 si addottora in legge all’Università di Padova. A varie riprese venne chiamato a dirigere le scuole pubbliche.

Fra il 1790 e il 1793 patrocinò la costituzione della Biblioteca comunale di Verona attraverso la fusione dei fondi librari delle biblioteche dei padri benedettini, dei gesuiti e di quella del conte Aventino Fracastoro. Fu socio delle principali accademie italiane; in particolare fu segretario sia dell’Accademia di agricoltura arti e commercio sia dell’Accademia di scultura e pittura di Verona.

I suoi biografi coevi sottolineano, come elemento costitutivo del suo carattere, l’estrema onestà e rettitudine nella conduzione degli affari pubblici. La produzione scientifica di Benedetto Del Bene si può facilmente dividere in due filoni: il primo relativo alla ricerca agronomica, il secondo allo studio della lingua e della letteratura latina.

Benedetto era noto per le traduzioni dei classici dell’agricoltura e per gli studi di agronomia, in particolare attorno alla viticoltura e alla produzione di vino, all’olivicoltura e all’allevamento del baco da seta. Il suo impegno nel campo dell’agronomia fu pienamente riconosciuto dai contemporanei e molte sue opere furono favorevolmente recensite da Filippo Re, rilevando in esse il giusto rapporto tra esperienza pratica, erudizione dei classici dell’agronomia e conoscenza delle leggi scientifiche.

Interessante il lavoro che condusse a termine nel 1790, una: Dissertazione sopra una nuova maniera di vino, nella quale descrive il modo di produrre un vino molto simile nelle sue caratteristiche al Piccolit; il saggio fu stampato a Venezia nel 1791 e ristampato a Verona. Famoso poi è il suo giornale di memorie. Una cronaca che copre gli anni 1770-1796 e il cui manoscritto è conservato alla Biblioteca Civica di Verona.

Il giornale rappresenta una fonte significativa per comprendere quanto andava maturando alla fine dell’ancien régime – i fatti narrati si chiudono proprio alla vigilia dell’arrivo a Verona delle armate francesi –, in una dimensione certamente circoscritta localmente, ma attraverso la visuale di una persona che matura relazioni ad ampio raggio e dunque che è in grado di interpretare l’esperienza attraverso orizzonti sempre più aperti.

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